Risolvere il caos delle interferenze internazionali, causato dall’Italia, e al tempo stesso liberare la porzione di spettro entro il 2020-2022 per fare posto al futuro della banda ultra larga mobile. Il noto esperto, docente della Sapienza di Roma, analizza la situazione italiana con numeri inediti. E propone soluzioni attuabili
“In Italia abbiamo 6.734 impianti coordinati all’ITU su ben 18.412 impianti in esercizio, creando grandi interferenze con Paesi vicini. Anche le emittenti nazionali non sono completamente coordinate. Serve un intervento di sistema, un nuovo piano, per risolvere e prepararsi alla liberazione delle frequenze 700 MHz per la banda larga mobile”. Antonio Sassano, docente della universitĂ Sapienza di Roma, fa il primo conto aggiornato sulla situazione caotica delle frequenze italiane.
Cosa è piĂ¹ urgente ora da fare in Italia per assicurarci un futuro a banda ultra larga mobile?
Le nuove tecnologie 5G consentono di utilizzare al meglio ogni frequenza disponibile: le piĂ¹ alte per garantire la larghezza di banda e le piĂ¹ basse (incluse le 700 MHz) per garantire la copertura e la penetrazione negli edifici. Credo dunque sia necessaria una revisione degli attuali usi dello spettro. Una “Spectrum Review” che ci consenta di valutare se esistono porzioni dello spettro elettromagnetico italiano sotto-utilizzati o mal utilizzati. Gli usi militari andrebbero valutati con grande precisione. Ma non solo, mi permetto di dire che l’uso coordinato delle frequenze UHF utilizzate dalla TV creerĂ , per la prima volta in Italia, ampie zone di “non-uso”, le cosiddette “white areas”. Ora in Italia non esistono perchĂ© tutto lo spettro UHF è utilizzato da emittenti nazionali e locali. Ma quando coordineremo il nuovo Piano Post-700 (e dovremo farlo entro il dicembre 2017), avremo preziose frequenze della Banda 5-600 MHz non utilizzate in molte regioni italiane. Ad esempio, le frequenze assegnate alla Francia lungo la costa tirrenica e quelle assegnate ai paesi della ex-Jugoslavia sul versante adriatico. Ebbene, queste frequenze non potranno piĂ¹ essere utilizzate dagli attuali siti televisivi ma potrebbero essere utilizzate, con l’accordo dei Paesi vicini, per collegamenti fissi a banda larga (FWB) o per LTE broadcasting dai siti mobili. Un contributo notevole all’affermazione della banda larga nelle zone meno densamente abitate. Alla fine, al 2020, anche grazie al passaggio all’MPEG4, potremo avere 15 Multiplex contro gli attuali 30, a paritĂ di programmi e di qualitĂ . Senza costringere gli utenti ad acquistare nuove tv o decoder.
Veniamo all’asta. Quando andrebbe fatta? Come, con quali regole?
L’asta per le frequenze 700 dovrĂ essere completata prima del 2022. Se poi, come i francesi, decideremo di assegnare le frequenze progressivamente liberate dal processo di switch-off, tutto dipenderĂ dalla data di inizio di questo processo. Se, ottimisticamente, il processo durerĂ due anni (quello francese durerĂ dal 2016 al 2019), le frequenze 700 saranno spente giĂ nel 2020 nelle prime regioni e per quella data potrebbero essere assegnate agli operatori mobili aggiudicatari. Dunque, sarebbe bene che l’asta fosse completata entro il 2020. Questo anche per consentire l’uso di parte dei ricavi per finanziare la liberazione dello spettro. Non dimentichiamo che il processo di switch-off ha un costo e che, piaccia o no, agli operatori TV sono stati assegnati diritti d’uso che scadono nel 2032.
Ricordiamo perché ci servono quelle frequenze a 700 MHz, l’importanza del 5G
Le frequenze 700 dovranno essere liberate perchĂ© tutto il mondo (non solo l’UE) ha deciso di utilizzarle, con gli stessi standard tecnici, per la banda larga mobile. Questo è la motivazione piĂ¹ forte al loro utilizzo da parte degli operatori mobili: uniformarci all’Europa e al resto del mondo. Perchè sono state scelte? Il motivo tecnico principale è che le frequenze sotto i 1000 MHz garantiscono maggior copertura e penetrazione e dunque sono il complemento ideale delle frequenze piĂ¹ alte (sopra ai 3000 Mhz) destinate a garantire la capacitĂ a breve distanza. Non dimentichiamo poi che il “broadcasting” non muore nel mondo della banda larga. Ma non soltanto per i contenuti video. Ad esempio, la distribuzione di contenuti simili a milioni di “device” collegati nella Internet of Things sarĂ una delle azioni piĂ¹ frequenti nelle reti di nuova generazione. Le reti del futuro decideranno, sulla base dei contenuti e della domanda, se trasmettere in modalitĂ uno-a-uno o uno-a-molti. E dunque le frequenze 700MHz (e anche le piĂ¹ basse frequenze 5-600 MHz) saranno indispensabili per realizzare efficientemente questo obiettivo.
Quale sarĂ il ruolo del Dvb-t2 in questo discorso? Insomma, non dovremo cambiare tv per liberare i 700 MHz?
Assolutamente no! A pagare la liberazione della banda 700Mhz non dovranno essere di nuovo gli utenti televisivi. Dobbiamo organizzare le cose in modo tale da evitare una nuova stagione di “decoder di Stato per tutti“. Dunque, chi ha comperato un televisore negli ultimi mesi, attrezzato solo con MPEG4 Â e senza il DVB-T2 non dovrĂ sentirsi dire: “peccato, ora dovrai comperare un nuovo televisore T2 e HEVC o applicare un decoder da 30 euro alla tua bellissima TV“. Ogni strategia di transizione dovrĂ garantire agli utenti la visione dei programmi televisivi sulle TV acquistate negli ultimi anni, senza “add-on” e decoder esterni. SarĂ possibile? Secondo me si. Nel 2020, quando inizieremo a spegnere le frequenze 700, il parco televisori (trascuro sempre quella piccola percentuale di utenti che non cambiano mai il proprio televisore e che dovrĂ essere aiutata con contributi pubblici) sarĂ al 100% Â in grado di ricevere trasmissioni codificate con MPEG4 o HEVC. Dunque la capacitĂ trasmissiva disponibile sarĂ , a paritĂ di frequenze, raddoppiata rispetto a quella attuale. Ora abbiamo 20 multiplex nazionali e almeno 10 multiplex locali. SarĂ sufficiente pianificare 10 multiplex nazionali e 5 locali per garantire la stessa capacitĂ trasmissiva attualmente utilizzata dalle reti TV terrestri. Il progressivo affermarsi della codifica HEVC e dello standard DVB-T2 consentirĂ poi un’ulteriore triplicazione della capacitĂ trasmissiva negli anni 2020-2025 e dunque darĂ la possibilitĂ ai broadcaster di aumentare progressivamente la qualitĂ delle proprie trasmissioni (HDR, 4k etc.) per tutti gli italiani. Ma senza costringere nessuno a gettar via il proprio televisiore “quasi” nuovo.
fonte :corrierecomunicazioni
